Tuscany Planet
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Le Terre Nuove fiorentine

La nascita delle Terre Nuove fiorentine

Molti borghi della Toscana hanno un’origine antica: tanti furono fondati durante l’epoca romana, altri come Chiusi e Volterra addirittura in epoca Etrusca, molti infine risalgono ai primi secoli del Medioevo. Poi ci sono alcuni centri che hanno un’origine relativamente “recente” dato che sorsero a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo. Sto parlando delle cosiddette Terre Nuove fiorentine.

Ci sono centinaia di nuove città in Europa, fondate tra il XII e il XIV secolo, nelle quali fu realizzato un ideale di progettazione che prevedeva una pianta regolare realizzata perché non vi erano costruzioni precedenti e perché pianificate in una sola volta. Questo vale anche per le cinque città fondate tra il 1299 e il 1350 da Firenze, che doveva aver fatto tesoro delle esperienze di precedente fondazioni ad opera di altre città.

Le Terre Nuove rappresentano un episodio di notevole importanza sia sotto l’aspetto della politica volta all’unificazione ed al controllo del contado, che come episodi basilari per lo studio dell’urbanistica pianificata e della tecnologia militare del basso Medioevo; non siamo di fronte a borghi sviluppati spontaneamente senza un piano preordinato intorno ad un castrum di origine feudale, oppure in corrispondenza di un crocevia fra strade importanti come fossero mercatali: queste erano delle realizzazioni insediative programmate fin nei dettagli.

La fondazione di terre nuove da parte Firenze non appare come un fenomeno sporadico, infatti, oltre a quelle effettivamente edificate, ne furono progettate altre, come ad esempio Giglio Fiorentino, che però non furono mai realizzate. Di queste città cinque furono fondate: San Giovanni, Castelfranco e Terranuova Bracciolini nel Valdarno superiore; Scarperia e Firenzuola in Mugello sulla direttrice tra Firenze e Bologna. Tutte e cinque distano tra i 25 ed i 50 chilometri da Firenze, e si trovano al centro di territori che solo da poco tempo erano stati strappati ai signori feudali che fino ad allora avevano dominato sulle campagne della Toscana.

Palazzo Pretorio a San Giovanni Valdarno
Palazzo Pretorio a San Giovanni Valdarno (photo by Pro Loco San Giovanni Valdarno)

Perché Firenze fondò le Terre Nuove

L’ordinamento interno delle terre nuove rispecchiò lo stesso di Firenze. Ognuna di esse ebbe a capo un ufficiale fiorentino ed alcune divennero capoluoghi di vaste entità territoriali (Scarperia nel 1415 divenne sede del vicariato del Mugello).

Le terre nuove fiorentine non denunciano l’impronta esclusiva della macchina bellica, avulsa dalla realtà del territorio, ma sono in questo inserite in modo da rappresentare dei poli di sviluppo economico, di colonizzazione e ridistribuzione della popolazione e quindi della mano d’opera. La loro fondazione è infatti collegata al piano di unificazione politica del territorio e deve essere considerata come l’atto culminante della lotta di Firenze contro gli ultimi, irriducibili poteri feudali. Una lotta che, iniziata nel XII secolo, si era in precedenza svolta con iniziative prevalentemente militari, miranti alla distruzione fisica dei castelli feudali.

L’episodio delle terre nuove costituisce dunque una svolta decisiva ed innovatrice nella politica territoriale fiorentina, che ha per mira costante l’indebolimento della nobiltà di diritto imperiale parallelamente alla crescita della città, che tra il XIII e il XIV secolo vede il suo periodo più ricco e fecondo; Firenze, come anche altre città, aveva dovuto pertanto procedere ad una vera e propria riconquista del suo districtum storico. Non fu semplice conquistare un controllo diretto ed effettivo sul contado, infatti, feudatari grandi e piccoli, laici ed ecclesiastici, esercitavano di fatto il controllo delle risorse del territorio e delle strade, ostacolando così la crescita economica della città e provocando un’inevitabile situazione di conflitto con questa.

Le nuove fondazioni sembrano rispondere all’esigenza di dare vita a singoli poli di egemonia territoriale, soprattutto dove il reticolo insediativi pervenuto sotto il controllo comunale ne risultava carente o presentava centri che non sembravano idonei alle finalità economiche, insediative, istituzionali e militari di Firenze.

Le città nuove facevano parte della strategia fiorentina per il mantenimento delle conquiste nel contado. Queste fondazioni infatti furono utili allo scopo in tre modi: in primo luogo esse funzionavano da fortezze; erano tappe lungo importanti strade di grande comunicazione (strade sorte talvolta in relazione alla fondazione dei nuovi insediamenti), garantendone così il controllo che prima era in mano ai feudatari; infine servirono per il riassetto della popolazione delle campagne.

A queste funzioni si deve aggiungere quella di mercatale che fu svolta da tutte le terre nuove e che, a volte, era prevista anche nell’atto deliberativo della fondazione. Da un punto di vista economico il buon esito delle terre nuove dipese anche dal fatto che esse si inserirono in mezzo alle campagne devastate da lotte decennali in un momento in cui diveniva urgente rimettere in sesto le attività rurali per le quali le terre nuove dovettero rappresentare un polo di convergenza per lo scambio dei prodotti; non mancano infatti notizie di mercati settimanali sia a Scarperia che a Firenzuola.

Popolazione e immigrazione nelle Terre Nuove

Pare che l’immigrazione nelle terre nuove di persone con obblighi feudali sia stata incoraggiata ma non sollecitata specificamente; negli atti di fondazione c’è in genere un esplicito invito a coloro che devono insediarvici, con promesse di esenzioni da imposte e di protezione. È anche possibile che alle nuove edificazioni di un singolo quartiere abbiano lavorato delle maestranze provenienti proprio da villaggi la cui popolazione avrebbe abitato il quartiere stesso. La fonte principale di popolamento furono tuttavia quei villaggi che erano già sotto il controllo fiorentino.

Il reinsediamento della popolazione significò anche la naturale distruzione delle istituzioni sociali e politiche che facevano parte della situazione precedente all’influenza Fiorentina. La loro ricostruzione nelle terre nuove fu l’occasione per dare loro un orientamento completamente nuovo. Il governo fu rifatto in stretta relazione con la città madre così ogni nuova città aveva a capo un ufficiale fiorentino. Ovviamente le città nuove erano esenti dal patronato e dal controllo dei grandi feudatari locali.

Tutte le città ricevettero la loro chiesa ed a questa fu accordato il pieno diritto di battezzare e seppellire (prerogative un tempo non tutte le chiese avevano) anche se nel caso di Scarperia ci vollero sessant’anni prima che la chiesa nella piazza fosse svincolata dalla dipendenza dalla Pieve di Santa Maria di Fagna e ottenesse il completo controllo della parrocchia.

Pieve di Santa Maria a Fagna facciata
Pieve di Santa Maria a Fagna

La progettazione delle Terre Nuove

Osservando i progetti di queste città si nota come gli elementi della città ideale, la piazza, le vie principali, quelle secondarie e i quartieri residenziali, siano raggruppati secondo un ordine gerarchico e come vi sia perfino un’infrastruttura geometrica, meno evidente che nelle vedute immaginarie, ma applicata più rigorosamente, che condiziona la loro posizione. Tutte e cinque le terre nuove furono progettate sulla base di tre piante che furono attuate in modo più chiaro a San Giovanni, a Castelfranco ed a Terranuova Bracciolini.

Le piante delle terre nuove sono tutte organizzate su due aspetti urbanistici principali ovvero quello centrale e quello assiale.

L’aspetto centrale è costituito dalla piazza posta al centro geometrico della figura delimitata dalle mura. La piazza è l’area dedicata ai più solenni avvenimenti culturali come le assemblee pubbliche nelle festività religiose e nelle occasioni di rilevanza politica, infatti tutti gli edifici più importanti come il palazzo del pubblico ufficiale fiorentino, la chiesa principale e gli oratori delle più antiche confraternite religiose erano ubicati qui. Il centro della città è la zona più importante; tutti gli altri elementi si articolano attorno a questo punto.

L’aspetto assiale è invece rappresentato dalla strada principale, ovvero dal tratto cittadino della strada “internazionale” che era considerata la spina dorsale della città a causa della sua importanza. La strada principale della città (la via Bolognese nei casi di Scarperia e Firenzuola) aveva la fondamentale funzione di collegare la città nuova alla città madre ed era anche il centro principale delle attività economiche della città, perché logicamente portava in città molti viaggiatori. Non a caso sia a Scarperia che a Firenzuola si sviluppò un’importante “industria alberghiera”. Questa strada era anche la più larga della città e costituiva l’asse di sviluppo degli isolati e delle altre strade racchiusi dalle mura. Per far sì che il maggior numero possibile delle abitazione avessero una posizione sulla strada principale i lotti, che erano rettangolari, erano posti con il lato più corto proprio sulla strada. Inoltre i lotti posti sulla strada principale erano di dimensioni maggiori rispetto a quelli che usufruivano delle strade secondarie, perché erano destinati a coloro che abitavano in quartieri più agiati anche nei vecchi villaggi e che, probabilmente, erano anche coloro che potevano sfruttare maggiormente la visibilità offerta dalla strada principale con le loro attività economiche.

Tutte le città nuove sono divise in quattro parti, o quartieri, ognuna con una sua struttura interna. Questi costituivano le suddivisioni amministrative della comunità, come avveniva anche a Firenze dove si imponevano le tasse, si arruolavano gli eserciti e si eleggevano i membri della Signoria per quartieri.

La fondazione e la costruzione delle terre nuove, di alcune delle quali il progetto è attribuito ad Arnolfo di Cambio, avvenne in concomitanza del grande slancio che diede vita ai più cospicui edifici monumentali di Firenze, dopo la definitiva vittoria dei Guelfi e della borghesia mercantile. I cantieri di San Giovanni Valdarno e di Castelfranco di Sopra sono infatti contemporanei a quelli della nuova Basilica di Santa Croce, di Palazzo Vecchio e del Duomo, mentre le più tarde, Scarperia, Terranuova e Firenzuola, nascono al tempo della costruzione di Orsanmichele e del compimento di Santa Maria Novella.

Mura e fortificazioni delle Terre Nuove

A Scarperia e Firenzuola, acquistano maggior rilievo, rispetto alle altre terre nuove, le opere militari che appaiono nettamente preminenti sul contenuto urbanistico. Questo conferma la grande importanza da un punto di vista strategico-militare ricoperta di questi due insediamenti sempre al centro di operazioni belliche di primaria importanza per Firenze durante il XIV secolo.

Il Palazzo Pretorio, sul lato corto della piazza di Scarperia, interessa in profondità il tessuto urbano tanto da giungere fino alle mura del lato occidentale assolvendo al doppio compito di sede del Vicario fiorentino e di cassero della fortificazione, similmente ai castelli del contado. A Firenzuola in modo simile si ha la Rocca che intercetta le mura del lato occidentale; si tratta di una solida struttura a pianta pentagonale, disposta in modo da sporgere al di là delle mura e che internamente si affaccia sulla piazza.

Scarperia
Palazzo Pretorio a Scarperia (Photo by Massimilianogalardi / CC BY)

La cerchia delle mura che protegge le terre nuove fiorentina segue sempre fedelmente il contenuto urbanistico. È perfettamente rettangolare a San Giovanni e a Terranova, quadrangolare a Firenzuola ed a Castelfranco mentre presenta qualche irregolarità nella sola Scarperia.

La maggior parte delle opere di difesa delle terre nuove fiorentine è giunta a noi in stato frammentario oppure con sostanziosi rifacimenti. Scarperia conserva oltre al Palazzo, una delle torri della cortina muraria ed alcuni tratti di questa seppur priva delle porte principali lungo la Bolognese. Firenzuola invece possiede diverse strutture, come la Rocca che fu ricostruita dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.

Firenzuola cosa vedere la Rocca
Rocca di Firenzuola (Photo by Zebra48bo / CC BY)

Le torri di difesa inserite nella cortina sono normalmente collocate a filo delle mura all’interno mentre all’esterno sono sporgenti per garantire il tiro di fiancheggiamento. La loro struttura è identificabile con quella più diffusa nel Medioevo: sono infatti aperte verso l’interno per evitare che, in caso di conquista da parte del nemico, questo possa usarle come strumento di offesa verso l’abitato (lo stesso vale per le porte); lo schema è quello visibile nella Porta San Niccolò a Firenze.

Le difese delle terre nuove, dove conservano i caratteri originali, si presentano con un notevole sviluppo in altezza sia per quanto riguarda le porte che le mura (tipico delle difesa prima dell’avvento delle armi da fuoco). La sommità di queste strutture era solitamente coronata dalla merlatura e munita di caditoie sostenute da mensole verso l’esterno. Generalmente, le torri delle terre nuove sono sempre a pianta quadrata ed articolate su due piani; in corrispondenza del primo piano si aprono sulle pareti laterali le porticine che danno accesso ai camminamenti sulle mura.

Le porte di regola sono quattro (solo Firenzuola ne aveva 2) e si trovano al centro dei lati in corrispondenza degli assi viari principali; talvolta potevano anche avere dei ponti levatoi a cavallo del fossato che si sviluppava intorno alle mura.

Castelfranco di Sopra cosa vedere: Torre di Arnolfo e Porta Campana
Torre di Arnolfo a Castelfranco di Sopra (Photo by Sailko / CC BY)

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